3 LUGLIO 2026 - L'ANALISI DEL RICORSO PENDENTE AL TAR 
(riceviamo e pubblichiamo)
È scontro frontale sulla stagione venatoria 2026-2027 in Sicilia. La Federazione Nazionale Pro Natura e la LEAL (Lega Antivivisezionista) hanno depositato un ricorso congiunto al TAR di Palermo per chiedere l'annullamento urgente del decreto assessoriale firmato lo scorso 21 maggio 2026. Sotto accusa c'è il nuovo Calendario Venatorio regionale, giudicato illegittimo e pericoloso per la biodiversità.
Le ragioni della protesta
Le associazioni, difese dagli avvocati Loprete, Giovinazzo e D’Agostino, contestano alla Regione Siciliana di aver ignorato i pareri scientifici vincolanti dell'ISPRA. Il primo grande vizio formale riguarda lo strumento di programmazione: l'amministrazione sta regolando la caccia basandosi su un Piano Faunistico-Venatorio fermo al 2018, mai aggiornato negli ultimi otto anni.
Specie a rischio e controlli assenti
Il ricorso punta il dito soprattutto sulla preapertura di settembre e sulla mancata tutela delle specie in forte declino demografico, come la Tortora selvatica (Streptopelia turtur) e l'Allodola. Secondo i dati scientifici europei, la popolazione di Tortora della rotta centro-orientale – che include la Sicilia – ha toccato il minimo storico proprio nel 2024.
Gli ambientalisti denunciano l'irragionevolezza del piano della Regione: a fronte di circa 28.000 cacciatori sull'isola, mancano sistemi di monitoraggio in tempo reale, come un carniere digitale, e un apparato di vigilanza capace di bloccare gli abbattimenti una volta raggiunti i tetti massimi previsti.
Richiesto lo stop immediato
Nel ricorso è stata inserita una pesante istanza cautelare di sospensione. L'obiettivo è ottenere un divieto assoluto prima delle date di inizio della caccia a settembre, per scongiurare un danno faunistico grave, irreparabile e irreversibile al patrimonio indisponibile dello Stato. La parola passa ora ai giudici amministrativi





